7 lug 2015 - Elora Dabija: il tennis mi manca


di Salvatore Petrillo

Devo essere sincero: prima di cominciare a seguire questo torneo, non conoscevo questa ragazza, e in effetti alcune domande che le ho posto sembrano quasi da completo ignorante, ma 7 anni fa, quando Elora cercava di sfondare nel tennis ed era ancora una teenager, non ero ancora così morbosamente attaccato a questo sport e alle sue storie. Ho deciso così, dopo averci parlato, di raccontare a chi ancora non la conoscesse la storia di questa romena trapiantata ad Arezzo dai colpi incisivi che, a 24 anni, quando può, gioca ancora, e spesso vince. Stanca ma felice, Elora Dabija ha voluto rilasciare un paio di dichiarazioni al termine dell’atto conclusivo del “ChiantiBanca” Open svoltosi a Poggibonsi che l’ha vista trionfare in due set su Giulia Cascapera. Dichiarazioni che sono diventate una piacevole chiacchierata con una vera amante del tennis, una ragazza sfortunata, giocatrice di sicuro avvenire (273 del mondo nel 2008, a soli 17 anni), portata però a fermarsi per problemi che spesso impediscono a ragazzi dalle grandi qualità di affermarsi in un mondo altamente competitivo e, a certi livelli, anche molto costoso. Amica della Halep, coetanea con la quale ha condiviso tanti allenamenti, ora Elora allena i più piccoli, calcando il campo quando possibile e mostrando tutte le sue qualità ogni volta che riesce a prendere in mano una racchetta. I problemi sotto il cocente sole toscano sarebbero stati tali anche per chi si allena costantemente, ma dopo essersi ripresa l’aretina, con voce e atteggiamento cordiali, sempre con il sorriso ha voluto parlare non solo del torneo, ma anche di sé stessa, dei problemi affrontati alle soglie del professionismo, e per questo la ringrazio anticipatamente e le rinnovo il mio in bocca al lupo.

Innanzitutto complimenti Elora, torneo vinto con punteggi abbastanza netti. Vuoi raccontarci cosa è successo nel secondo set?

Grazie mille! Il secondo parziale è stato duro per il gran caldo e l’umidità che si avvertivano in campo. Ho avuto dei forti giramenti di testa, di solito si è abituati a giocare a certe temperature, ma oggi era difficile anche per chi si allena costantemente. Poi io al caldo, ci sono abituata, ma anche 1-2 gradi in più, in campo, fanno tutta la differenza del mondo. Dopo un po’ mi sono ripresa, sono stata bene, ma mi sono sentita sicuramente meglio a fine match.


E’ il tuo secondo titolo a Poggibonsi: hai un rapporto speciale con questo torneo?

Si mi ci trovo davvero bene. Ho vinto qui nel 2013 e quando quest’anno sono stata contattata per giocare a causa del mio lavoro, che mi tiene impegnata 8 ore al giorno, avevo declinato l’invito di Mario. Poi sono riuscita a prendere la giornata libera venerdì, quindi mi sono disimpegnata per questo torneo.


Come proseguirà il resto della tua stagione?

“Stagione” non è il termine più adatto per me. Da quando ho lasciato il tennis alleno, quando posso e trovo dei tornei mi ci iscrivo, ma non lo so nemmeno io fino al momento in cui decido di cimentarmi. Purtroppo ho dovuto lasciare il tennis e mi manca tanto, ero 270 del mondo a 17 anni, non ero propriamente un “calzino rotto” come si suol dire, ma alcune difficoltà, anche fisiche, ma soprattutto economiche, visto che fare 2-3 trasferte in un mese diventa estremamente costoso,  mi hanno impedito di intraprendere la carriera, e ho detto basta. Certo, fa male vedere che delle amiche come la Halep sono arrivate a quei livelli dopo essersi allenate insieme, ma nella vita c’è altro, non bisogna diventare per forza degli atleti professionisti.


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